Ho incontrato il Taijiquan in età avanzata, e ancora più tardi la scuola Cheng Ming di Firenze. Che fortuna, però, questo incontro!
Ma cosa avevo fatto prima? Per gran parte della mia carriera lavorativa ho fatto l'insegnante, con l'ambizione di essere un buon insegnante – o almeno un insegnante dignitoso – un educatore, qualcuno che nutre, che accompagna nella trasformazione e, inevitabilmente, qualcuno a cui piace imparare e che si trasforma mentre fa ciò che fa.
A un certo punto mi è sembrato di incontrare il Taijiquan per caso. Ma è stato davvero un caso? Ho iniziato questo percorso in un piccolo gruppo eterodosso, svincolato da tutte le grandi realtà internazionali, ma che mi ha aiutato moltissimo a entrare in contatto con il significato profondo della pratica. Ho sentito, prima confusamente e poi con maggiore chiarezza, come questa disciplina facesse bene non solo al corpo, ma anche alla mente. Una valida alternativa alla negatività. “Il Taijiquan fa bene qui (il cuore) e qui (la mente)”, mi disse il nostro Maestro alla fine della mia lezione di prova alla CMF, ormai più di dieci anni fa. Col tempo ho capito che si trattava davvero di un percorso di trasformazione e consapevolezza, senza un punto d’arrivo definitivo.
L’altro mio grande interesse, che mi accompagna da molti decenni, è la pratica del bonsai. E non credo affatto sia un caso. Anche questa è una via che affonda le radici nello stesso retroterra culturale: conoscere il mondo, la natura, la sua energia; prenderne consapevolezza e trasformarla. Non a caso si dice “educare” un bonsai, quando si intraprende un cammino – anch’esso senza fine – di trasformazione di una pianta. Cercare l'armonia, la connessione col Tutto, abbandonare quanto più possibile l’attaccamento all’ego attraverso una pratica che lo consenta: anche qui sta la chiave di volta. Una chiave che, quantomeno, dona serenità.
Quando i miei Maestri mi hanno proposto di seguire il percorso formativo all'interno della Scuola, da una parte mi sono sentito lusingato e incuriosito, dall’altra anche un po’ preoccupato. Ma ciò che la mia Maestra mi disse per motivarmi – che si trattava semplicemente di continuare a fare, ancora meglio, quello che già stavamo facendo insieme – si è rivelato profondamente vero.
Ed è proprio in questa sfida, in questa crescita personale, che ho trovato la motivazione per andare avanti. Così, oggi, in un’età decisamente avanzata, mi sento ancora un alunno curioso e desideroso di imparare, profondamente coinvolto in un cammino che mi ha dato moltissimo: molto più di quanto io abbia dato a lui. In termini di salute, di crescita, di trasformazione positiva.
E se è vero che il Taijiquan è l’arte della lunga vita, allora – facendo i dovuti scongiuri – non poniamo limiti alla provvidenza. Ho ancora tanti progetti davanti a me e la voglia di continuare a studiare, provare e praticare insieme a tutti voi.